… possedere l’infinito sul palmo della mano … William Blake. Leggo. Con la luce di fronte. Dicono sia il modo peggiore per orientare una scrivania. La mia. Oltre alla luce, non vedo nulla.

Sono Lana Black. Mi dicono che sono androgina, di certo apertamente lesbica anche se ho amato e sono stata amata da molti uomini. Ho viaggiato il mondo, ho posato il mio piede su tutti i tipi di suolo. Il mare è uno degli ambienti miei preferiti. Assieme al deserto, che è nel suo infinito, un mare. Amo il possedere di Blake, così come il naufragare di Leopardi. Amo la sofferenza e la virilità di Hemingway: “il mondo è un bel posto e per esso vale la pena di lottare”, diceva. Concordo. Viaggio, non smetterò mai. Anche dalla mia scrivania. Viaggio nei versi, adesso. E nonostante la mia età, poca importanza ha quale sia, conservo memoria. Viaggio perché è uno dei modi migliori per ingannare il tempo, anche quello dell’età. Appunto. Basta viverlo, respirarlo, magari prendersi noia, ma viaggiando.
Conservo ogni cosa, amo le collezioni, ma sono tutte confuse. Non riesco a mettere in fila le cose, ordinarle. Amo possederle. Le voglio in me e con me. Ho mappe antiche, mappamondi su cui ho preso qualche appunto. Mi da serenità confrontare le pagine scritte durante il viaggio e le poche parole annotate al ritorno sulla curvatura del mappamondo. Scrivo sugli Oceani o sui Mari, insomma nel blu con un inchiostro cremisi, un rosso che contiene un velo di blu. Il rosso è il mio colore preferito, ma il cremisi è poesia. È il colore che si trova sulle carte più antiche. Viene dalla vita di un insetto, una cocciniglia: sono le femmine ad avere quel colore di perfetta bellezza.
Sono ribelle, contrastata, sono stata dipendente dalle droghe. Sono per una cultura libera, dove per me la libertà è l’essere bohémien.
Nel mio essere ribelle fatico con le logiche imposte e per questo la mia mappa per la pianificazione e la scelta dei miei viaggi, dei miei spostamenti è di una geografia australocentrica. La tengo sul pavimento. È di Stuart McArthur, il sud è in alto. Siamo abituati a vedere il mondo con al centro l’Europa, ma lui l’ha pensato con al centro l’Australia. È sottosopra, ma lo è di fatto rispetto al consueto. Mi piace questo spaesamento. Questo perdersi.
Difficilmente troverete immagini e foto mie, di fatto ne esistono più di settemila, ma sono custodite nelle scatole del tempo. Sono di media statura, asciutta, ho i capelli alle spalle. Gli occhi profondi. Seno robusto. Vesto semplice, quasi sempre in pantaloni. Tutto sempre colorato con un punto di cremisi. A volte m’infilo gonne lunghe fino alle caviglie. Ho un anello d’argento di mio padre ed un cameo di mia madre. Un filo di perle. Nulla più.
La mia casa è una cascina. Ho bisogno di avere aria, cieli nudi. Sono molto in alto, su una collina, come se fossi in un mondo sospeso. Talvolta quando torno a casa d’inverno alla sera, a cavallo della mia moto, la strada che a tornanti mi porta alla dimora, si nasconde tra le nebbie e le nuvole. Nel salire lungo il percorso la nebbia spesso si dissolve, e mi ritrovo nel mio mondo. Il cielo terso sopra il galleggiare del bianco riflesso delle nuvole, la luna illumina l’intorno e dopo un po’ transita la strega che, sulla scopa, mi indica il punto d’attracco.
Il mio arredamento è denso, ricolmo di libri, oggetti, pensieri. Pezzi di storie e di viaggi. Esagerato per colori, ovunque una punta cremisi. Letto e scrivania sono i pezzi che amo di più. Il materasso galleggia su una zattera di tronchi d’ebano, la scrivania è di ciliegio. Su di essa oltre ai libri ed alla confusione di matite, penne e fogli intrisi di appunti, tre oggetti particolari: un sasso ricordo di non so dove, un tappo d’anfora romana raccolto in fondo al mare ed una biella della mia Sertum. Ricordo di un viaggio nel quale sono rimasta a piedi per la rottura del motore.
Ho qualche pianta verde, talvolta fiori. I quadri, le sculture e le opere d’arte provenienti dalle diverse parti del mondo campeggiano su pareti, pavimento, angoli e raccontano la vita delle società e dei paesi dai quali provengono. Nel nostro cammino vi scriverò le loro storie e cercherò di farvi odorare con immagini e parole, il profumo delle loro terre. Siamo destinati, a scriverci intendo. Io le storie vissute e quelle che devo ancora vivere. Voi i vostri futuri viaggi, che potremmo fare insieme. I vostri progetti. Non ho animali. Vivo sola.
